venerdì, 19 giugno 2009, ore 12:10

Il caldo si fa sentire e la mia paziente non ce la fa più. In verità anch'io sono cotta ma continuiamo come se avessimo le duracell. odia i calcoli, la mia paziente. dai che abbiamo altre tre sedute e poi vai in vacanza, le dico. No, fa, uffa, oggi protesta e prende dallo zaino un foglio piegato a metà. lo poggia sul tavolo. leggi tu oggi, fa: se davvero vuoi la mie felicità potresti pensarci. lei mette le braccia conserte e fa una faccia felice sopra al suo foglio piegato e alla frase:

"Fai una bambina felice: regala una calcolatrice."


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giovedì, 21 maggio 2009, ore 09:21

Il mio pazientino settenne arriva con un faccino contrariato. Grrrrrr, fa ogni tanto, grrrrrr, ripete di continuo. Oh, che c'hai oggi, domando. Sono arrabbiato col mondo, dice: le maestre mi tartassano, mamma mi tartassa, tu mi tartassi, il mondo mi tartassa. Posa la penna e respira, caro, decomprimi, ffffff, non ti puoi far tartassare così. Lui posa la penna e mi sta a sentire e poi continua: lo sai qual'è il mio problema? E' che sono un bambino bravo e mamma mi dice che i bambini bravi non devono arrabbiarsi ma io sono arrabbiato. Arrabbiati, dico, protesta: è un tuo diritto. Mamma si dispiace, fa, e allora perchè sono arrabbiato faccio grrrrrr, grrrrrrr. Non la risolvi la cosa, però, gli dico. Lo so, fa lui sconsolato ma è un problema: mamma si dispiace.

Io sono un bravo bambino.


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domenica, 17 maggio 2009, ore 14:21

M'arriva un settenne accompagnato dalla mamma. I due, demandati dalle maestre mi chiedono una valutazione e un prospetto di intervento terapeutico. Faccio il mio e, all'ultimo appuntamento arriva il padre -ohoh- ad ascoltare la restituzione della valutazione.

L'uomo mi ascolta con attenzione, annuisce, guarda la moglie, sorride al bambino e mi chiede se c'è una possibilità che il figlio sia più sicuro in lettura, in scrittura, a scuola. Gli spiego che è possibile, i pro, i contro, le variabili. Il padre mi dice che è bello sapere che adesso ci sono tutti questi studi. Sei proprio come me, fa al figlio.

Mi dice che da piccolo ha sofferto della stessa cosa, la madre lo portò da un terapista ma non risolse granchè: ancora adesso ha difficoltà a leggere. Mi tolga una curiosità, conclude.

Se farò gli esercizi con mio figlio potrò migliorare anch'io?

 

Nota: In tre mesi di terapia, la collaborazione padre- figlio mi ha potenziato i risultati e sono davvero senza parole. Io e le insegnanti parliamo di miracolo. Meditate mamme!

Nota 2: sì, sono assente, ma è un bel casino stare a Roma. abbraccio tutti gli affezionati :-)


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mercoledì, 11 marzo 2009, ore 17:21

Una volta scrissi, in questo blog, un piccolo elogio alle maestre italiane che fanno il loro dovere spesso con pochi strumenti a disposizione. Purtroppo, salvo la buona pace di alcune, mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione.

Vado a un colloquio con delle insegnanti. Quinta elementare, arrivo lì con consigli ma le lascio prima parlare. Oibò, mi dicono che la mia paziente è bravissima, mi presentano una scheda con tutti voti alti e solo in comprensione pecca un pò. Ci credo poco, ho fior di test che mi dicono il contrario, e esprimo le mie remore. La maestra, pronta, va in classe e prende il quaderno. Guardi, fa, è uno dei migliori testi della classe. Io e la madre della bimba leggiamo e siamo sgomente: quello, ai nostri tempi, sarebbe stato un buon testo in terza elementare. C'era anche un errore -il testo era corretto- e abbiamo pensato ad una distrazione. Glielo abbiamo segnalato.

La bambina aveva scritto: "Il bambino esce da piscina." Per me e la madre era sbagliato e andava corretto con "dalla piscina". L'insegnante ha detto che la nostra è una lingua antica e adesso, nello scrivere, bisogna cambiare le regole.

"da piscina" è italiano moderno.


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sabato, 07 marzo 2009, ore 16:36

Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll'apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell'emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.

Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d'azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?

I due lavori sono complementari.

lo capiranno gli psicologi romani?

 


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giovedì, 05 marzo 2009, ore 20:42

Il disturbo fonetico fonologico si traduce in un bambino che parla con un mucchio di suoni a libera interpretazione dell'ascoltante. Sono di quelli che saltano le lettere, che le dicono in maniera sbagliata, che confondono la B con la D e altre cosine amene. Insomma, a ottobre arrivò questo bambinetto di prima elementare con il linguaggio a libera interpretazione dell'ascoltante. Le maestre e la madre erano preoccupate che potesse scrivere male le parole quando è nota la distinzione fra i due sistemi. Io e il pargolo abbiamo lavorato alacremente e senza risparmiarci, lui ha avuto un recupero da ola allo stadio e oggi era l'ultimo giorno. Cosa farai di questo tempo, gli chiedo: calcetto, nuoto, cosa?. Niente sport, fa lui.

Farò inglese. 


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martedì, 17 febbraio 2009, ore 19:40

Disegni benissimo, dice la mia pazientina. Sorrido e continuo nel mio disegno mentre lei è impegnata a fare un piccolo esercizio autonomamente. Facciamo una cosa, dice, secondo me tu devi cambiare lavoro e fare la disegnatrice però prima finisci con me. E gli altri, domando.

Chisseneimporta!

 


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giovedì, 12 febbraio 2009, ore 20:02

La mia collega psico di Roma è una donnina piccina e con una vocina calma e pacata. Sta facendo terapia con una bimbina settenne arrivata con l'autostima a zero come molte settenni di questi tempi. Nel tempo del gioco, la mia collega cerca di farla vincere e la bimbina non se ne accorge. Dopo un pò di mesi, la bimbina, all'ennesima vincita, chiede alla mia collega come sia possibile che perda sempre. Non capisco, dice la bimbina, io sono qui da meno tempo e vinco quasi sempre. Vuol dire che sei brava, interloquisce la mia collega, cosa che ho sempre creduto. Va bene, fa la bimba, io sono brava ma tu, insomma, adesso sono io a doverti dare una mano. In che senso, fa curiosa la mia collega. Devo insegnarti una cosa importante:

devi imparare a vincere.


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giovedì, 12 febbraio 2009, ore 19:38

Io e il mio paziente in relax dei dieci minuti finali. Bello il tuo quadernone di Spider Man. Ti piace, dice lui meravigliato. E' un quadernone da maschio: alle femmine piacciono le cose sceme come i peluche, i cagnolini, quelle winx inutili. A me continua a piacermi, faccio, e non sono certo un maschio. Sarà, fa lui, forse le femmine grandi sono diverse:

diventano intelligenti.


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martedì, 10 febbraio 2009, ore 10:43
scritto da RobiSG in

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