venerdì, 30 novembre 2007, ore 20:14
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Mi viene incontro un ragazzone che saluta a gran voce. Sorrido. Lo guardo bene. Oh. Non mi riconosci, fa lui: ti portavo i rametti con i fiori di melo candidi perchè tu eri candida. Lo chiamo per nome. Certo che mi ricordo i suoi rametti di fiori di melo candidi, i miei ventuno anni candidi, i suoi dieci anni candidi, la sua comprensione candida e disorganizzata. Ci facciamo il viaggio in aliscafo insieme. Mi racconta che alla scuola dove andava, privata, volevano imporgli la divisa ma lui ha fatto un gran casino perchè era una "limitazione all'immagine!" e che aveva preso la patente e che si era diplomato "meglio degli altri". Ma adesso quanti anni hai, chiedo. Diciannove, fa lui, e a gennaio farò il servizio civile. E tu, chiede. Trenta, rispondo. Tu non mi avevi riconosciuto, fa come triste, ma io ti avevo visto da lontano: non sei cambiata per niente. Oh, grazie, faccio sorridente. Lui continua:

Sei sempre candida. 

nota: buone notizie sul mio paziente leucemico! sta ancora in camera sterile ma ha ripreso conoscenza e i dottori dicono che ci siano buone speranze che recuperi: l'ho saputo poche ore fa. Grazie a tutti voi per i pensieri. r.


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mercoledì, 28 novembre 2007, ore 08:59
scritto da RobiSG in maestre e apprendimenti, mondo logo

Mi squilla il cellulare. Sto tornando a casa. E' una gentile maestra, anche l'anno passato abbiamo lavorato, e bene, insieme. Ma quest'anno, chiede. Non è che facciamo l'incontro quando la scuola è finita, domanda ancora. Ascolta, replico. Non dipende da me, continuo.Adesso con l'uniesoqualità e diavolerie, ci sono un mucchio di carte da compilare da parte dell'assistente sociale, poi un mucchio di carte da voi a scuola, poi un mucchio di persone che devono essere presenti e poi un mucchio di parole inutili da dire e tutte cose  obbligatorie. Anche sulla scuola stiamo pieni di carte inutili, fa lei dall'altro capo. Ci hanno rallentato il lavoro, continua. Non dirlo a me: a volte mi sento un burocrata più che un terapista. Risolviamo la cosa, faccio. Andiamoci a prendere un caffè, io estendo l'invito alla mamma del bimbo, e ne parliamo. Va bene, sento il suo sorriso dalla cornetta, ma non  lo diciamo a nessuno.

Sarà il nostro caffè segreto.

nota: il mio paziente leucemico è ancora in camera sterile e privo di conoscenza ma è stazionario. grazie a tutti per i pensieri. r


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venerdì, 23 novembre 2007, ore 21:30
scritto da RobiSG in

Mezz'ora fa mi arriva una telefonata. La chiamo da parte di mia sorella, fa la voce telefonica. Capisco chi è la sorella: è la madre del mio paziente malato. Sorrido dalla cornetta e, con il tono di voce più tranquillo che riesco, chiedo cosa ha da dirmi. Mia sorella mi ha detto che domani doveva andare ma purtroppo il figlio -mio paziente- è stato portato in camera sterile e gli hanno fatto una tracheotomia per alimentarlo. Silenzio. Mi siedo. Capisco, faccio con un filo di voce. Vede, riprende la donna dall'altro capo, siamo tutti sconvolti: i dottori ci hanno detto che stanno facendo tutto il possibile ma per dirci che è fuori pericolo dobbiamo aspettare troppo tempo. Quanto, chiedo con un filo di voce.

Quaranta giorni.

nota: sono davvero sconvolta. Non posso fare altro che pregare per lui. Invito chiunque a dedicargli una preghiera, qualunque sia il vostro Dio. grazie.


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giovedì, 22 novembre 2007, ore 21:38
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Come sta, chiedo. Lo hanno preso per i capelli, fa una voce rotta dall'altro lato del telefono. Non ci chediamo com'è possibile. E adesso, dico con un filo di voce. Non vuole mangiare, non reagisce, si è demoralizzato, continua la voce telefonica sempre più debole. Posso venire a trovarlo, chiedo. Mi dice il posto. Ci salutiamo. Il mio paziente dal fratello impossibile, quello che finalmente aveva iniziato a avere un buon rapporto con la madre che si era accorta che era bravo. Era un pò di tempo che aveva lividi un pò dappertutto, tagli, ma è stato sempre vivace e nè io, nè la madre ci avevamo fatto caso. Ogni tanto aveva delle epistassi ma quanti bambini ce l'hanno. Poi, da un pò di tempo a questa parte, febbricola e questi lividi, sembravano lividi, che aumentavano. Bah. La signora era andata da pediatra ma niente. Sull'ultima epistassi violenta lo ha portato in ospedale: ha avuto paura. Sono senza paziente. Bussa il collega fisio. Mi vede che scrivo sul taccuinetto. Ti vedo preoccupata, fa. Gli racconto del  paziente che, dopo essere andato in ospedale, ha scoperto del problema. Com'è possibile che io, faccio al collega fisio. Non te ne fare una condanna, replica: sei un paramedico e è normale che alcune patologie non ci appartengono e non sappiamo riconoscerle. Ti rendi conto che stava morendo, gli dico con forza. Ma non sei tu che te ne devi fare un cruccio, fa lui, magari il pediatra ha più colpe di te. La cosa non mi consola ma il mio collega non ha torto. Sabato lo vado a trovare, gli dico. Come fai, dice il collega fisio incredulo: tu non ce la fai a trattare i gravi e poi vai a trovare il tuo paziente in quel reparto. Ne esci distrutta, conclude. Voglio fare un tentativo per tirarlo fuori dal calo dell'umore: è l'unica cosa che posso tentare.

Per la leucemia non posso fare niente.


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lunedì, 19 novembre 2007, ore 20:09
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Ti spicci, faccio: ti ho dato anche i dieci minuti di aria che sono i miei, concludo. Uff, fa lui, ma che porcaputtana dici, lo sai che sto facendo più presto che posso. Ti ho detto che -fa niente- lo finiamo domani e che. Oh, non fare la stronza, fa lui, ti ho detto che tra un minuto finisco. Non hai un minuto, continuo:su, chiudi. Ma perchè, domanda. C'è la paziente fuori e ti stai fregando, anzi ti sei già fregato, cinque dei suoi minuti. Oh, porcaputtana, fa lui: lo dici stesso tu e mi rompi le palle a me. Aspetterà che io finisca, fa fluido. E continua:

e' una paziente.

 


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giovedì, 15 novembre 2007, ore 20:17

Ti devo parlare, fa la mamma del mio paziente che adesso sta in prima media e nel cosiddetto "gruppo dei potenti". Va bene, faccio, ma è successo qualcosa, continuo. Sì, fa: sono appena tornata da scuola. Aspetta cinque minuti: congedo il paziente e poi ho i dieci minuti di spacco. La signora aspetta. Io congedo il paziente con profusione di ci vediamo, bacinobacino, abbraccino, va tutto bene, dovrebbe esercitarsi un pò a casa ma, se non può, pazienza. Faccio entrare la signora agitata del paziente di cui sopra. La signora siede alla sediolina della scrivania. Le offro da bere in un bicchiere giallo limone di plastica. Io, fa, io non ho mai avuto problemi fino a un anno fa e adesso mi chiamano perchè sta nel gruppo che dà fastidio. lo so che lui è contento perchè nessuno lo sfotte più e nessuno gli dice che è scemo ma io gli ho dato una educazione e niente, io non me lo riconosco più. Ho provato vergogna quando mi hanno detto che cosa stanno combinando mio figlio e il suo gruppetto. Loro non sanno cosa fare e hanno dato la colpa a tutti noi genitori ma io non so cosa fare. Mio figlio è cambiato, te ne sei accorta anche tu, chiede. Sì, faccio con la testa: è menefreghista, ha una prosopopea assurda. Come dici tu, come dici tu, fa la signora stanca. Fino a un anno fa era educato, cosa è successo, cosa è successo, io non me lo spiego. Le insegnanti non riescono a fare lezione perchè il gruppetto disturba, ma dove si arriverà di questo passo, chiede rassegnata la signora. Non ho risposte per lei. Lo capisce. Secondo te a chi devo chiedere consiglio, domanda come una preghiera.

come mi devo comportare?


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domenica, 11 novembre 2007, ore 13:46
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Paziente con il suo DSA e fratello infallibile. Fino a poco tempo fa avevamo problemi anche con la genitrice ma dai e dai e spiegale e dille e falle capire che adesso le cose sono cambiate. E ho le prove che le cose stanno cambiando! Oggi arriva il mio paziente tutto sorrisi e non tutto incazzato come viene sempre. Noto il suo stato d'animo e, non mi faccio i fatti miei, chiedo spiegazioni. Uso un tuo termine, fa, ti declamerò la mia vittoria. Dimmi, o vate, replico. Che è il vate, chiede curioso. Il poeta, rispondo.Il poeta declama,continuo. Io poeta declamo che mio fratello mi ha sfottuto senza farsi vedere come al solito, io gli ho mollato un ceffone e mia madre ha capito e non l'ha soccorso. Oh, faccio. Eh, fa a specchio. Poi ha detto a mio fratello che la deve smettere di darmi fastidio inutilmente perchè, se non vengo sfottuto, sono bravo. capisci che bello, fa.

si è accorta che sono bravo!  


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sabato, 10 novembre 2007, ore 15:35
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Giochiamo a memory, chiede il mio paziente undicenne a libera interpretazione del lettore. Va bene, faccio, ma tu calmino eh: oggi non ho le forze. Non succede sempre, si difende. Lo guardo obliqua. Io sono sempre calmo, continua con tono di protesta. Prendo le carte, le mischio e le metto sul piano del tavolo. Scopre due, niente. Ah, mannaggia, fa. Io scopro due e niente. Lui scopre e Yuppi, sono bravo e fa la danza della vittoria. Ritorna danzante e scopre altre due carte ma niente. Tocca a me,niente. Tocca a lui, niente. Scopro io e becco la coppia. Non vale, ulula. Scuoto la testa: lo conosco pelo. Tu hai visto le carte quando le hai messe sul tavolo e mica mi freghi a me: io ti conosco, conclude lo sproloquio. Vuoi scoprire due carte, domando. Scopre le carte, niente. E' colpa tua, ulula, chissà come hai messo le carte che tu vinci e io perdo e poi me le sposti una continuazione -in questo momento prego che non stia andando in allucinazione visiva-  con le mille mani che hai perchè a me non mi freghi: io ti conosco. Scopro due carte, niente. Le scopre lui e becca la coppia e fa la danza della vittoria. Scopro e becco, mia malgrado, la coppia. Lo sapevo che mi vuoi fare la festa, fa rabbioso, come tutti: i miei amici, mia sorella, quelli della chiesa, tutti, tutti volete farmi la festa e io lo so, lo so come tu e mia sorella siete fatte e lo so bene come sei fatta tu e non mi freghi e. Le predi due carte, faccio placida. Sì, fa lui calmandosi in un momento, ma tu non mi muovere le carte - in questo momento capisco che è un passo dall'allucinazione visiva. Guardo l'orologio. Prende due carte e niente. Ah, fa, sono proprio sfortunato e non sono capace di fare niente, nemmeno di prendere due carte uguali e tutti, compresa te e mia sorella, non mi parla quella scema e io che la voglio così bene, mi volete fare la festa, sì, la festa e queste carte che si muovono - e io certa che sia andato in allucinazione visiva e prego affinchè ci sia la bussata provvidenziale. Arriva la bussata: è la collega psicologa. Saluta il furioso mentre mi sta urlando che le carte si sono messe a ballare e non si può giocare più e è colpa mia e solo mia e di sua sorella che non lo vogliamo bene. La mia collega psicologa riesce a sganciarlo dal loop e lo invita a andare con lei. Ma con te non ho finito, fa. Ti consiglio di uscire di qui, continua.

Le pareti si stanno restringendo.


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mercoledì, 07 novembre 2007, ore 08:24
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Pazientina principessa alle prese con l'articolazione anarchica e io alle prese con una tazzina di caffè con cui ho una collutazione e il bel liquido scuro mi schizza sul jeans. Uff, faccio, perchè sono tanto sbadata. Cerco di levarmi il grosso ma niente. Bussano alla porta: è il collega fisio. Cosa è successo, domanda. ho avuto una colluttazione con una tazzina di caffè, rispondo. io so cosa ci vuole, fa la mia paziente che si è fermata a guardare le macchie. Io e il collega fisio la guardiamo. Le macchie sono messe tutte sparse e se hai un pò di colla. prende la sua borsettina, non esce mail senza, e esce un tubetto scintillante. mettiamo la colla e ci mettiamo questi sopra, fa. Io e il collega fisio ci guardiamo interdetti. Non avete capito, fa lei spazientita.

copriamo le macchie con i brillantini!

nota: colgo l'occasione per comunicare ai lettori del blog che è in libreria il Manicure Corner, mio secondo romanzo edito da Sironi. Parla di arte e bellezza e, associato al romanzo, si è lanciato un gioco in rete. Sarei davvero felice se vi partecipaste! baci a tutti, r


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martedì, 06 novembre 2007, ore 22:04
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

Oggi ho conosciuto la sorella del mio paziente Furioso di cui non ho mai parlato in questi post ma lo farò presto. Il Furioso mi è arrivato tanto grande dalla psicoterapia per un problema di comprensione del testo. Il Furioso ha un rapporto con la sorella più grande al limite della sopportazione e fanno psicoterapia insieme: lui ha undici anni e la sorella diciotto. La sorella è curiosa di capire quale sia il problema del fratello. La sorella ha un corpo magro e pallido, occhietti svelti, incedere flemmatico: mi fa simpatia se ricordo tutte le stranezze del Furioso. Spiego tutti gli annessi e connessi che mi competono riguardo il fratello e la cosa particolare che se sta molto bene con me o lo faccio arrabbiare tantissimo inizia a chiamarmi con il nome della sorella. La ragazza sorride appena e mi dice che loro si vogliono molto bene ma il fratello è davvero insopportabile, a volte. A volte penso, fa guardandomi negli occhi, che il problema è proprio nel bene che ci vogliamo.

forse, se mi volesse meno bene riuscirei a capirlo. 


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