lunedì, 31 dicembre 2007, ore 09:46
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo, logopedia

E' tutto sbagliato, fa il mio paziente arrabbiato: tutti a dirmi che l'anno nuovo sarà diverso, più bello, più tutto. Nuovo di che?:la scuola non cambierà; diverso di che?: ho compiti quanto una montagna; bello di che?: fa freddo e non posso uscire in cortile a giocare con i miei amici. Lo guardo sconsolata. Vedi, fa lui, sto più stressato adesso che a settembre dove spero che la maestra possa cambiare, la scuola possa finire i lavori e iniziare tardi, sono abbronzato, fa caldo e gioco con i miei amici fino a tardi a pallone perchè c'è sempre sole. Il capodanno si potrebbe festeggiare allora e sarebbe una bella festa. Di grazia, faccio curiosa, quando vorresti far iniziare l'anno?

Il primo settembre. 

Nota: Auguri di buon anno! r


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domenica, 23 dicembre 2007, ore 15:56
scritto da RobiSG in

Auguri a tutti! Roberta.

nota: Mary grazie! E' molto carino questo quadretto che mi hai inviato! r.


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venerdì, 21 dicembre 2007, ore 20:58
scritto da RobiSG in divagazioni, in dieci anni, mondo logo, logopedia

Per Natale il mio paziente leucemico è tornato a casa. A Milano ho trovato un gioco fatto apposta per lui che ama il bricolage: chiodi veri, martelletto e una miriade di pezzetti di legno dolce già tagliato. Mi accolgono a casa, la mamma mi fa mettere una mascherina: non deve prendere infezioni. Apre il pacco. Tocca tutti i pezzetti. Aiutami, fa. Ci industriamo. Io non sono brava con il bricolage ma lui va a prendere il metro, si mette l'elmetto, la carta millimetrata -che usammo per imparare a contare- e la matita. Facciamo una panchetta. Io tengo e tu inchiodi. Non essere precipitoso che il chiodo esce fuori. Lui va più lento. Dopo un pò la panchetta è pronta. Facciamo il tavolino, chiede. C'industriamo: lui prende le misure e comanda. Io faccio il garzone. Mantieni qui, fa lui. Da bravo garzone, assisto e collaboro. Arriva il fratello. Che bello, fa: voglio fare una sedia. Faccio io, dice il mio paziente. Tieni qui, fa verso di me. Inchioda, incolla e la sedia è pronta. Mette tutti i pezzi insiema: questo è il divano, la poltrona, il tavolino. Hai fatto un salotto, dico. Adesso faccio anche il resto della casa, fa sicuro. Debbo salutarlo: sono due ore che sono lì. Dò un bacio da lontano al paziente; saluto la signora. Mentre sto per andare vedo il paziente che sgambetta fino alla porta. Guarda, dice: ho fatto una culla. Mamma lo so cosa farò da grande, continua. E conclude:

Il mobiliere. 


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lunedì, 17 dicembre 2007, ore 12:03
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo, logopedia

Io e bimba dalla libera interpretazione del lettore. Leggiamo un brano e cerchiamo di capirne più di qualcosa. Non è possibile, fa lei. Cosa non è possibile, chiedo meravigliata. Che venga picchiato da quella cosa. Quale cosa, chiedo ancora. Questi scrivono stupidaggini fa: scendo sempre dalla macchina di mia madre e non credo che potrebbe picchiarmi. No, spiegami, che adesso sono io che non capisco. E' una scemità. E legge:

"[...] la portiera picchiò Gino [...]" 


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domenica, 16 dicembre 2007, ore 09:52
scritto da RobiSG in dislessia, in dieci anni, mondo logo, logopedia

Chiama la collega psico. E' arrivato un nuovo paziente, fa, ha dieci anni e penso che ci sia dell'altro: mi fai un punteggio zeta? Entro nella sua stanza. Vedo un decenne dondolante sulla sedia, uno sguardo da bambino furioso, una madre stretta in un angolo del tavolo. Adesso tu vai con lei, fa la mia collega al decenne. Il decenne mi segue senza guardare. Come ti chiami, domando. Risponde con una voce bassa e roca e continua a non guardarmi. Entriamo nella stanza. Vai in quinta, domando ancora. Ha importanza, fa lui con la stessa voce roca. Gli mostro il test e gli dico che cosa vado a controllare. Inizia a guardarmi negli occhi. Fammi vedere come leggi, invito. Non lo so fare perchè ho i problemi: vado dallo psicologo. Tu sei d'accordo, chiedo. No, ma è inutile parlare: nessuno mi capisce. Prende la matita dal tavolo e ci giocherella fino a spezzarla. Non mi muovo. Lo guardo. Non ti arrabbi, fa. No, rispondo. Mi serve solo che tu legga e non m'importa come. Inizia a leggere. Omissioni, sostituzioni, salto dei righi: un bel quadro severo. Io continuo a non muovermi. Non mi correggi, fa. Non ti arrabbi, continua. Dovrei, domando. Ti ho rotto la matita, leggo male, mi dondolo sulla sedia, adesso dirai anche tu che sono da psicologa e mi manderai da dove mi hai preso. Ci andiamo inisieme, faccio alzandomi. Si mette dritto sulla sedia. Busso alla mia collega psico. Congedo il bambino e gli dico che ci rivedremo. Ci congediamo un attimo da madre e figlio e siamo nel corridoio vicino alla porta. Allora, fa la collega. Hai ragione tu, faccio, è un medio grave e è logico che abbia dato di matto. Fa psicoterapia da anni, fa la mia collega psico, e è impressionante come i miei colleghi non se ne accorgano: 

il disagio psicologico è la punta dell'iceberg. 


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venerdì, 07 dicembre 2007, ore 19:34
scritto da RobiSG in in dieci anni, mondo logo

La bimba magrina ha la febbre, adesso ci sarà la grande epidemia, e, al suo posto, mi ritrovo la mamma, magrina come la figlia, che ha da parlarmi. Niente di grave, fa, ma ti voglio far leggere una cosa. Accomodati, le dico mentre l'invito a entrare in stanza, posso offrirti solo dell'acqua in un bicchiere giallo limone. La signora sorride e si siede dove dovrebbe essere la bambina. Mi porge una letterina. L'ha scritta tutta da sola, fa orgogliosa. Inizio a leggere. Quindi autodettato,penso, quindi ha cominciato a controllare qualche configurazione complessa, penso, gli accenti sono assenti,penso, la grafia non è sbilenchissima, penso. Va benissimo, dico. Ah, mi fa lei, lo so che va benissimo ma hai letto cosa vuole, chiede in un sorriso: un Troy Bolton gonfiabile al posto di cicciobello. Sì, faccio, e non è male nemmeno l'argomentazione alla richiesta. Leggo.   

"così mi fa più compagnia mentre dormo".

nota: Troy Bolton in High School Musical, film cult delle bimbe di tutte le età e trasmesso dalla disney channel, è Zac Efron. Questo cicciobello occhi blu mi perseguita!


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mercoledì, 05 dicembre 2007, ore 09:30
scritto da RobiSG in mondo logo

Mi trilla il cellulare. Come stai, domando. Eh, non bene, fa dall'altro capo una voce femminile, ma mi hanno dato qualcosa per riprendermi. Bene, dico, e il tuo figlioletto, domando. Ho chiamato per lui, fa. E' ancora in camera sterile ma migliora e ha chiesto libri e penne. Le maestre sono state ben felici di darmi qualcosa ma lo sai. Lo so, replico. Qualcuno ha modo di passare di qui, domando. Mia sorella, risponde la donna. Bene, non preoccuparti, faccio. Mi dicono tutti di non preoccuparmi, fa la donna dall'altro capo del telefono. Non è ancora fuori pericolo e nessuno se lo ricorda, continua. Ha chiesto quaderni e penne, vuol dire che si sente meglio e vuole riprendere le sue cose, dico cauta. Hai ragione, hai ragione, ma non sto tranquilla.

E se, improvvisamente, peggiora? 


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lunedì, 03 dicembre 2007, ore 17:28
scritto da RobiSG in divagazioni, maestre e apprendimenti

Mi chiamano dalla scuola media dell'isola dove abito: hanno bisogno di un esperto. Ah, dico, io di logo faccio il lavoro sporco, quello di riabilitazione, non faccio il teorico, ho una collega bravissima che. Mi bloccano e dicono che non mi chiamano per la logo ma per la scrittura creativa. Hanno bisogno di un esperto di scrittura creativa. Vado a conoscere le "folli" profie che hanno fatto il mio nome. Io dico che, ok, ma collaborazione: io tratto un bimbo per volta e non le moltitudini di. Loro mi guardano sorridenti e fanno che lavorerò con due classi alla volta: circa quaranta undicenni. Ce ne è abbastanza per fuggire via urlando ma accetto.

Oggi primo giorno. Aula magna e trentasei undicenni. Questi mi ammazzano, penso. Le gentili profie vanno via e io mi trovo con l'orda. Sono  le tredici e trentacinque e dovrò stare con l'orda fino alle sedici. Mettiamo tutte le sedie in circolo, cerco di conoscerli ma è impossibile: non mi ricordo i nomi ma solo le caratteristiche e alleluja. Capiscono, poco dopo, che il loro nome non lo ricorderò mai e si autoconnotano con la caratteristica di cui sono rimasta colpita.

Ho preparato un piccolo esercizio di descrizione, come concordato con le profie. Spiego all'orda che darò paletti, strutture, tempi: la scrittura libera è morta. Loro mi guardano straniti. Non ho mai avuto tanto silenzio. Ho spiegato loro due diversi modelli narrativi, uno più semplice e uno più complesso, che il testo doveva venire di trenta righe non uno di più e avevano trentacinque minuti. Ognuno di loro ha scelto il modello e si sono messi a lavoro. Se sono venti righe fa qualcosa, mi fa uno un pò in pensiero. No, faccio, basta che siano pieni di cose. Una bimba mi chiede perchè così poco tempo: per un testo d'italiano hanno due ore. Rispondo che sono solo trenta righe e solo in questo modo ho la possibilità di leggerli tutti. No: si leggono, riprende la bimba spaventata. Non preoccuparti, faccio, l'autore può intervenire o meno. Ah, bene, fa sollevata.

Alla fine dei minuti devo recuperare i fogli. Nel frattempo le profie sono arrivate e hanno trovato l'orda concentrata a lavorare. Inizio con la lettura, innesto una sorta di piccola discussione su ogni trenta righe lette e noto che gli autori non vedono l'ora di farsi scoprire. Dopo la lettura di cinque brani la campanella delle quattro è suonata inesorabile e nessuno di loro è scappato via. Ho invitato la maxi classe a salutarci e la prossima volta ritorneremo sui testi.

Erano dispiaciuti! 

 


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