Ieri, al bar, ho incontrato una mia ex paziente dislessica. Era carina con la sua amica e passeggiavano per le strade. Mi ha raccontato della scuola media e dei primi amori. All'improvviso le è trillato il cellulare: era un messaggio. Ha aperto il flip e si è messa a leggere invitando l'amica a condividere. L'amica leggeva solo qualche parola lunga. Hanno finito questo giochino, dopo una manciata di minuti, con me lì davanti. Con le amiche divido tutto, ha detto lei e ha continuato:
Specie quando mi scrivono romanzi e non sms!
Il mio paziente ex leucemico è ritornato a terapia. Lo accogliamo tutti a braccia aperte e lo teniamo stretto: è stato un miracolo della medicina. Era dato per spacciato e si è salvato. Arriva dimagrito e sorridente, si siede al solito posto e ci prendiamo le mani come facevamo sempre.Come ti senti, gli chiedo. Sto bene, domanda. Penso che tu stia bene, replico. Mi prende la mano e me la poggia sulla testa: è liscia ma sento i capelli che spingono. Lo sai, fa lui, erano cresciuti ma erano strani, come una cosa morbida e allora mamma me li ha tagliati perchè ha detto che è estate e è meglio così. Dondola la testa: lo so che non è contento. Cresceranno, tranquillo, e ritornerai a avere quella foresta di riccioli che avevi prima. Mio fratello dice che sono alla moda, fa sorridendo.
La pelata si porta.
nota: sono latitante perchè vorrei provare a lavorare anche Roma e mi sto organizzando.
Il mio paziente novenne mi fa una dichiarazione: ha migliorato il comportamento a scuola ma è peggiorato a casa. Oh, faccio, non puoi comportarti bene da entrambe le parti, domando. No, fa lui, io non sono un bambino completamente buono. Mi fa un faccino seduttivo e mormora:
da qualche parte devo fare il "cattivo".
Il novenne di fronte a me comprende le negative ma di scriverle manco l'ombra. Stiamo facendo un pò di pratica con le immagini: io gli mostro la figura e lui mi costruisce la frase negativa. A ogni frase lui sbuffa. Suvvia, faccio all'ennesimo sbuffo, nella vita ci sono tante cose che non si fanno. Hai usato il non, è una negativa, fa lui. Esatto, dico, la negativa è importante anche nello scrivere. Ma a cosa serve, domanda. E' una forma verbale, servirà a qualcosa, rispondo. Questo "non" mi confonde, fa lui. E' meglio come faccio io e scrivo quello che voglio.
Il resto deve per forza interessarmi?
Incontro un conoscente che mi mette al corrente, senza che io lo chieda, che una nostra comune conoscenza, un omino trentaseienne, si è innamorato di una ventenne e stenta a dichiararsi. La cosa me ne può fregare di meno ma, spinta dal suo entusiasmo, gli chiedo il motivo per cui non si dichiara. Lui mi ricorda che l'omino è timido, riservato, ma lei è quella giusta. Faccio un viso interessato e lui continua.
E' la scarpa giusta per il suo piede.
Mio cugino piangeva mentre tornava a casa da scuola!, sbraita scandalizzata la mia paziente seienne. Perchè, chiedo. Aveva mal di pancia e è tornato a casa che piangeva!, ripete. Non ci vedo niente di che, faccio: tu quando hai mal di pancia cosa fai?.Piango anch'io, risponde ferma. La guardo strana e chiedo perchè è tanto scandalizzata. Lei fa un'aria di sufficienza, scuote la testa e sbotta: si è comportato come una femminuccia! Mi gratto la testa: proprio non capisco il nesso. Lei afferra il mio smarrimento e continua. Lo dice anche papà:
i maschi non piangono!
Nota:L'educazione di genere nei piccoli centri è dura a morire... :-(
Sono mancata una settimana perchè sono andata a Barcellona in vacanza e ho trovato pioggia torrenziale. Bene: tanto di "playe" ne ho fin sopra ai capelli -la mia casa è a dieci minuti da una "playa"- e ho potuto godere delle case di Gaudì, dei musei, dei grandi centri shopping. Quando sono andata a vedere il museo di Mirò c'erano delle scolaresche di bambini di tre anni che, accompagnati dalle insegnati e dalla guida, si fermavano a ogni quadro parlandone e giocando con le forme. I bambini erano ben in fila e, si notava, non era la prima volta che facevano un lavoro simile.
Abituare i bambini all'arte fin da piccoli, quale cosa più bella?
Il mio paziente ottenne oggi ha da farmi vedere una cosa. Me l'ha dato mia nonna, fa. Esce un grado militare dalla tasca. Io a nonno non l'ho mai conosciuto, fa lui, ma io porto il suo nome. Nonna ha detto che forse sono abbastanza grande per capire e mi ha raccontato che il nonno è andato in guerra a combattere per l'Italia libera e questo stava sulla sua divisa da militare. Ti vedo contento, dico. Lui sorride e rimette il grado nella tasca del giubbino. C'è una cosa che non ho capito ma non l'ho chiesto a nonna perchè lei si è messa a raccontarmi un mucchio di fatti successi in guerra ma non ci ho capito granchè. Continuava solo a dirmi che l'Italia aveva bisogno di essere liberata. Ma come è possibile?
Si può mettere in prigione un paese?
Il mio paziente dodicenne fa anche la psicoterapia. Oggi viene incazzatissimo. Oh, che ti è successo, faccio. "Quella", fa lui. Oh, ma smettila, con "quella" che ti sta dando una mano. Ma dice cose impossibili, replica nervoso. Oddìo, esclamo, cosa ti ha detto stavolta? Mi ha detto che devo imparare a conoscermi e a pensare a me stesso e non a quello che pensano gli altri. Mi sembra sensato, replico calma. Ma dove? Ma quando? fa lui arrabbiato. Ho così tante cose da fare!
Non ho tempo per pensare a me stesso!