lunedì, 07 settembre 2009, ore 16:53

Come hai passato le vacanze, domando alla mia pazientina decenne. Ah, mi fa, sono andata al mare e mi sono rotta la spalla, poi, in montagna mi ha morso una specie di insetto e, quando ho tolto il tutore per la spalla, mi sono presa l'influenza. Sono contenta di ritornare a scuola, conclude. Sei la prima bambina che me lo dice, replico divertita. Lei non ha dubbi:

Quando vado a scuola sto bene.  


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giovedì, 03 settembre 2009, ore 15:02

Ieri il mio pazientino ha compito gli anni. Gli hanno regalato un portafoglio dell'uomo ragno e, fiero, me lo mostra in ogni particolare. Adesso ho bisogno di una foto, fa indicandomi la tasca trasparente. Devo mettere una foto dove ci siamo io, mamma, papà e tu. Io che c'entro, domando curiosa.

Mi guardi e io divento bravo.

nota: bentornati!


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sabato, 25 luglio 2009, ore 10:49

Tra poco andrò in vacanza e posso fare un giusto resoconto di questo faticoso anno romano. L'attività è partita abbastanza bene, alti e bassi come in tutte le cose ma, la cosa per me importante, è che sono riuscita a far funzionare la mia formazione in voce.

Dall'anno prossimo mi occuperò di bambini con dsa, come faccio ormai da anni e mi dispiacerebbe lasciare dal momento che mi diverto un sacco con loro, e terapia vocale. Lavorerò anche per una scuola di teatro romana, la Cassiopea, dove mi occuperò di prevenzione e igiene della voce performativa. Per quest'ultima notizia sono proprio felice: era uno dei miei sogni curare le voci artistiche e far parte di una scuola di teatro. 

Per salutare tutti voi, fedeli lettori del blog un pò abbandonato e malmesso in questo pesante anno romano, vi racconto del mio paziente seienne che le insegnanti hanno premiato per la buona volontà con una pagella piena di otto per portarlo in seconda elementare. Lui mi arriva tutto pieno di sè e  sbandiera la pagella. E allora, domando, cosa hai intenzione di fare. Adesso posso vivere di rendita, fa sicuro. Scuoto la testa e gli lascio tenere la sua contentezza estrema -a gennaio rischiava la bocciatura- ma lui non è pago. Roberta, fa. Mh, rispondo. Adesso c'è solo una cosa che devi fare:

Mi devi licenziare! 


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venerdì, 19 giugno 2009, ore 12:10

Il caldo si fa sentire e la mia paziente non ce la fa più. In verità anch'io sono cotta ma continuiamo come se avessimo le duracell. odia i calcoli, la mia paziente. dai che abbiamo altre tre sedute e poi vai in vacanza, le dico. No, fa, uffa, oggi protesta e prende dallo zaino un foglio piegato a metà. lo poggia sul tavolo. leggi tu oggi, fa: se davvero vuoi la mie felicità potresti pensarci. lei mette le braccia conserte e fa una faccia felice sopra al suo foglio piegato e alla frase:

"Fai una bambina felice: regala una calcolatrice."


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domenica, 17 maggio 2009, ore 14:21

M'arriva un settenne accompagnato dalla mamma. I due, demandati dalle maestre mi chiedono una valutazione e un prospetto di intervento terapeutico. Faccio il mio e, all'ultimo appuntamento arriva il padre -ohoh- ad ascoltare la restituzione della valutazione.

L'uomo mi ascolta con attenzione, annuisce, guarda la moglie, sorride al bambino e mi chiede se c'è una possibilità che il figlio sia più sicuro in lettura, in scrittura, a scuola. Gli spiego che è possibile, i pro, i contro, le variabili. Il padre mi dice che è bello sapere che adesso ci sono tutti questi studi. Sei proprio come me, fa al figlio.

Mi dice che da piccolo ha sofferto della stessa cosa, la madre lo portò da un terapista ma non risolse granchè: ancora adesso ha difficoltà a leggere. Mi tolga una curiosità, conclude.

Se farò gli esercizi con mio figlio potrò migliorare anch'io?

 

Nota: In tre mesi di terapia, la collaborazione padre- figlio mi ha potenziato i risultati e sono davvero senza parole. Io e le insegnanti parliamo di miracolo. Meditate mamme!

Nota 2: sì, sono assente, ma è un bel casino stare a Roma. abbraccio tutti gli affezionati :-)


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sabato, 07 marzo 2009, ore 16:36

Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll'apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell'emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.

Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d'azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?

I due lavori sono complementari.

lo capiranno gli psicologi romani?

 


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lunedì, 09 febbraio 2009, ore 15:22

Mamma in pena per la sua bimba ottenne. Le gentili maestre, che non abbiamo avuto l'onore di conoscere, le hanno scritto una lettera, che vado tra poco a raccontare, e la signora è corsa ai ripari. La sua bimba è in seconda elementare e fino a dicembre era tutto ok: nessuna lamentela, nessuna segnalazione.

Fine primo quadrimestre, la signora si vede recapitare a casa, per mano della bimba, una letterina dove ci sono scritte una serie di amenità e cito quelle che ci hanno fatto rizzare i capelli. Secondo loro, la bimba non ha logica, non capisce le consegne, non impara le filastrocche e le poesie, non vede il quadretto, non interagisce in modo consono con la classe in assenza di problemi di comportamento. Era una lettera molto articolata e io e la collega ci siamo chieste se esiste ancora quel che viene chiamata "didattica" nella scuola italiana.

La lettera ha creato una madre a spalle chine che ci ha chiesto flebile:

E' colpa mia se mia figlia è così?


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sabato, 07 febbraio 2009, ore 11:26

Amo andare a fare spesa al mercato. Osservare le persone e le mamme con bambini. In attesa al banco dell'ortorfutta, c'è un bimbetto che parla a raffica, saltella, tira il cappotto della mamma che cerca di tenerlo buono. La signora guarda l'uomo dell'ortofrutta, abbozza un sorriso e cerca di schernirsi dicendo, sa è iperattivo. A' signò, gli risponde l'uomo in perfetto romanesco, adesso 'sti ragazzini sò tutti così:

E' la moda.

nota (in romanesco era fantastico ma non ho la più pallida idea di come trascriverlo -se non in alfabeto fonetico internazionale ma perderebbe comunque-)


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venerdì, 06 febbraio 2009, ore 00:01

Gentili maestre a colloquio. Notano che il mio paziente scrive in corsivo. Mi chiedono meravigliate il perchè. Vado fluida: non ha problemi prassici - è il campione del pianotage e dei movimenti crociati- ha solo un problema di manipolazione sillabica e di decifrazione. Loro non sono convinte: hanno seguito un corso fatto dall'associazione dislessia. Adesso a essere poco convinta sono io: l'associazione è competentissima e, sulla zona di Roma, c'è gente preparata e che lavora tanto e bene. Ripeto le mie ragioni e concludo che ogni bambino è un caso a sè: non tutti i "dislessici" sono uguali. Le formatrici questo non ce l'hanno detto, replicano sicure. Sono state chiare: bisogna usare lo stampato grande per farli scrivere.

Il corsivo è bandito.  


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giovedì, 05 febbraio 2009, ore 09:56

La scuola italiana è in grave difficoltà. I tagli e le riforme l'hanno distrutta e chi fa le spese sono i bambini. Gli alunni normodotati sopravvivono con fatica; i miei, con qualche problema, se la vedono nera. 

Bambino in seconda elementare, carino, che fa del suo meglio con i suoi bravi tempi. Vado a parlare con le gentili maestre. Dico che il soggetto in questione è perfezionista; che vorrebbe fare le cose meglio di quello che può; la lentezza è dovuta sia al problema di fondo che all'ansia di perfezionismo. Le gentili maestre mi guardano poco convinte e chiedono se sono convinta di quello che dico.

Io e la madre del bimbo ci guardiamo interrogative. Un bambino intelligente che si è beccato l'esperienza del dolore dai cinque anni di vita con pochi strumenti critici per metabolizzare bene (non li hanno gli adulti figurarsi un bimbo piccolo), è normale che alla scoperta di saper fare delle cose vuole, come minimo, una piccola ola per l'autostima. Lui ha bisogno di sentirsi in grado: per troppo tempo ha sentito di non esserlo manco per vivere.

Sì, dico, sono convinta. Abbiamo esperienza in bambini, fanno loro. Io e la signora sorridiamo di carta. Le gentili maestre continuano. Noi la pensiamo diversamente: lui non vuole finire il compito.

E' solo furbizia.


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