Come hai passato le vacanze, domando alla mia pazientina decenne. Ah, mi fa, sono andata al mare e mi sono rotta la spalla, poi, in montagna mi ha morso una specie di insetto e, quando ho tolto il tutore per la spalla, mi sono presa l'influenza. Sono contenta di ritornare a scuola, conclude. Sei la prima bambina che me lo dice, replico divertita. Lei non ha dubbi:
Quando vado a scuola sto bene.
Ieri il mio pazientino ha compito gli anni. Gli hanno regalato un portafoglio dell'uomo ragno e, fiero, me lo mostra in ogni particolare. Adesso ho bisogno di una foto, fa indicandomi la tasca trasparente. Devo mettere una foto dove ci siamo io, mamma, papà e tu. Io che c'entro, domando curiosa.
Mi guardi e io divento bravo.
nota: bentornati!
Tra poco andrò in vacanza e posso fare un giusto resoconto di questo faticoso anno romano. L'attività è partita abbastanza bene, alti e bassi come in tutte le cose ma, la cosa per me importante, è che sono riuscita a far funzionare la mia formazione in voce.
Dall'anno prossimo mi occuperò di bambini con dsa, come faccio ormai da anni e mi dispiacerebbe lasciare dal momento che mi diverto un sacco con loro, e terapia vocale. Lavorerò anche per una scuola di teatro romana, la Cassiopea, dove mi occuperò di prevenzione e igiene della voce performativa. Per quest'ultima notizia sono proprio felice: era uno dei miei sogni curare le voci artistiche e far parte di una scuola di teatro.
Per salutare tutti voi, fedeli lettori del blog un pò abbandonato e malmesso in questo pesante anno romano, vi racconto del mio paziente seienne che le insegnanti hanno premiato per la buona volontà con una pagella piena di otto per portarlo in seconda elementare. Lui mi arriva tutto pieno di sè e sbandiera la pagella. E allora, domando, cosa hai intenzione di fare. Adesso posso vivere di rendita, fa sicuro. Scuoto la testa e gli lascio tenere la sua contentezza estrema -a gennaio rischiava la bocciatura- ma lui non è pago. Roberta, fa. Mh, rispondo. Adesso c'è solo una cosa che devi fare:
Mi devi licenziare!
Il caldo si fa sentire e la mia paziente non ce la fa più. In verità anch'io sono cotta ma continuiamo come se avessimo le duracell. odia i calcoli, la mia paziente. dai che abbiamo altre tre sedute e poi vai in vacanza, le dico. No, fa, uffa, oggi protesta e prende dallo zaino un foglio piegato a metà. lo poggia sul tavolo. leggi tu oggi, fa: se davvero vuoi la mie felicità potresti pensarci. lei mette le braccia conserte e fa una faccia felice sopra al suo foglio piegato e alla frase:
"Fai una bambina felice: regala una calcolatrice."
Il mio pazientino settenne arriva con un faccino contrariato. Grrrrrr, fa ogni tanto, grrrrrr, ripete di continuo. Oh, che c'hai oggi, domando. Sono arrabbiato col mondo, dice: le maestre mi tartassano, mamma mi tartassa, tu mi tartassi, il mondo mi tartassa. Posa la penna e respira, caro, decomprimi, ffffff, non ti puoi far tartassare così. Lui posa la penna e mi sta a sentire e poi continua: lo sai qual'è il mio problema? E' che sono un bambino bravo e mamma mi dice che i bambini bravi non devono arrabbiarsi ma io sono arrabbiato. Arrabbiati, dico, protesta: è un tuo diritto. Mamma si dispiace, fa, e allora perchè sono arrabbiato faccio grrrrrr, grrrrrrr. Non la risolvi la cosa, però, gli dico. Lo so, fa lui sconsolato ma è un problema: mamma si dispiace.
Io sono un bravo bambino.
M'arriva un settenne accompagnato dalla mamma. I due, demandati dalle maestre mi chiedono una valutazione e un prospetto di intervento terapeutico. Faccio il mio e, all'ultimo appuntamento arriva il padre -ohoh- ad ascoltare la restituzione della valutazione.
L'uomo mi ascolta con attenzione, annuisce, guarda la moglie, sorride al bambino e mi chiede se c'è una possibilità che il figlio sia più sicuro in lettura, in scrittura, a scuola. Gli spiego che è possibile, i pro, i contro, le variabili. Il padre mi dice che è bello sapere che adesso ci sono tutti questi studi. Sei proprio come me, fa al figlio.
Mi dice che da piccolo ha sofferto della stessa cosa, la madre lo portò da un terapista ma non risolse granchè: ancora adesso ha difficoltà a leggere. Mi tolga una curiosità, conclude.
Se farò gli esercizi con mio figlio potrò migliorare anch'io?
Nota: In tre mesi di terapia, la collaborazione padre- figlio mi ha potenziato i risultati e sono davvero senza parole. Io e le insegnanti parliamo di miracolo. Meditate mamme!
Nota 2: sì, sono assente, ma è un bel casino stare a Roma. abbraccio tutti gli affezionati :-)
Una volta scrissi, in questo blog, un piccolo elogio alle maestre italiane che fanno il loro dovere spesso con pochi strumenti a disposizione. Purtroppo, salvo la buona pace di alcune, mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione.
Vado a un colloquio con delle insegnanti. Quinta elementare, arrivo lì con consigli ma le lascio prima parlare. Oibò, mi dicono che la mia paziente è bravissima, mi presentano una scheda con tutti voti alti e solo in comprensione pecca un pò. Ci credo poco, ho fior di test che mi dicono il contrario, e esprimo le mie remore. La maestra, pronta, va in classe e prende il quaderno. Guardi, fa, è uno dei migliori testi della classe. Io e la madre della bimba leggiamo e siamo sgomente: quello, ai nostri tempi, sarebbe stato un buon testo in terza elementare. C'era anche un errore -il testo era corretto- e abbiamo pensato ad una distrazione. Glielo abbiamo segnalato.
La bambina aveva scritto: "Il bambino esce da piscina." Per me e la madre era sbagliato e andava corretto con "dalla piscina". L'insegnante ha detto che la nostra è una lingua antica e adesso, nello scrivere, bisogna cambiare le regole.
"da piscina" è italiano moderno.
Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll'apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell'emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.
Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d'azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?
I due lavori sono complementari.
lo capiranno gli psicologi romani?
Il disturbo fonetico fonologico si traduce in un bambino che parla con un mucchio di suoni a libera interpretazione dell'ascoltante. Sono di quelli che saltano le lettere, che le dicono in maniera sbagliata, che confondono la B con la D e altre cosine amene. Insomma, a ottobre arrivò questo bambinetto di prima elementare con il linguaggio a libera interpretazione dell'ascoltante. Le maestre e la madre erano preoccupate che potesse scrivere male le parole quando è nota la distinzione fra i due sistemi. Io e il pargolo abbiamo lavorato alacremente e senza risparmiarci, lui ha avuto un recupero da ola allo stadio e oggi era l'ultimo giorno. Cosa farai di questo tempo, gli chiedo: calcetto, nuoto, cosa?. Niente sport, fa lui.
Farò inglese.
Gentili maestre a colloquio. Notano che il mio paziente scrive in corsivo. Mi chiedono meravigliate il perchè. Vado fluida: non ha problemi prassici - è il campione del pianotage e dei movimenti crociati- ha solo un problema di manipolazione sillabica e di decifrazione. Loro non sono convinte: hanno seguito un corso fatto dall'associazione dislessia. Adesso a essere poco convinta sono io: l'associazione è competentissima e, sulla zona di Roma, c'è gente preparata e che lavora tanto e bene. Ripeto le mie ragioni e concludo che ogni bambino è un caso a sè: non tutti i "dislessici" sono uguali. Le formatrici questo non ce l'hanno detto, replicano sicure. Sono state chiare: bisogna usare lo stampato grande per farli scrivere.
Il corsivo è bandito.