Come hai passato le vacanze, domando alla mia pazientina decenne. Ah, mi fa, sono andata al mare e mi sono rotta la spalla, poi, in montagna mi ha morso una specie di insetto e, quando ho tolto il tutore per la spalla, mi sono presa l'influenza. Sono contenta di ritornare a scuola, conclude. Sei la prima bambina che me lo dice, replico divertita. Lei non ha dubbi:
Quando vado a scuola sto bene.
Tra poco andrò in vacanza e posso fare un giusto resoconto di questo faticoso anno romano. L'attività è partita abbastanza bene, alti e bassi come in tutte le cose ma, la cosa per me importante, è che sono riuscita a far funzionare la mia formazione in voce.
Dall'anno prossimo mi occuperò di bambini con dsa, come faccio ormai da anni e mi dispiacerebbe lasciare dal momento che mi diverto un sacco con loro, e terapia vocale. Lavorerò anche per una scuola di teatro romana, la Cassiopea, dove mi occuperò di prevenzione e igiene della voce performativa. Per quest'ultima notizia sono proprio felice: era uno dei miei sogni curare le voci artistiche e far parte di una scuola di teatro.
Per salutare tutti voi, fedeli lettori del blog un pò abbandonato e malmesso in questo pesante anno romano, vi racconto del mio paziente seienne che le insegnanti hanno premiato per la buona volontà con una pagella piena di otto per portarlo in seconda elementare. Lui mi arriva tutto pieno di sè e sbandiera la pagella. E allora, domando, cosa hai intenzione di fare. Adesso posso vivere di rendita, fa sicuro. Scuoto la testa e gli lascio tenere la sua contentezza estrema -a gennaio rischiava la bocciatura- ma lui non è pago. Roberta, fa. Mh, rispondo. Adesso c'è solo una cosa che devi fare:
Mi devi licenziare!
Cari tutti, sono un pò scarica dal momento che sto facendo un pò di cose e tutte insieme. Con la scuola media di procida, gli undicenni dell'anno passato, stiamo scrivendo un romanzone collettivo a ben 90 mani. Gli scrittori effettivi saranno 60, il resto si occuperanno della grafica, delle didascalie e 10 sono gli story editor. Insomma, un maxi progetto ambiziosissimo dove le insegnanti di italiano saranno le editor. Abbiamo raccolto le idee, pianificato, e a gennaio scriveremo. Il tema è ambientale e, quando finirà, chi è curioso lo potrà leggere.
Il lavoro a Roma va un pò a rilento: a novembre sono andata sull'isola molte volte e non ho avuto il tempo manco di respirare. In questo momento ritorno da un convegno sulla disprassia e ho comprato un libro di teoria per capirci meglio qualcosa.
Ci sono molte cose in ballo e mi sento come quei giocolieri che devono tenere in equilibrio i piatti su diverse aste appoggiate al corpo.
Appena avrò la mente più libera continuerò a raccontarvi dei miei meravigliosi pazienti. Vi abbraccio tutti,
Roberta
Vado al congresso AID per due giorni. L'Associazione Italiana Dislessia ha organizzato un vero e proprio raduno di genitori, insegnanti e tecnici. Purtroppo, il limite del raduno è stata la qualità degli interventi: per rendere tutto accessibile a tutti si è troppo semplificato e il primo giorno è stato interessante ma, ne complesso, deludente. I workshop di stamattina hanno salvato il mezzo flop di ieri, rivelandosi utili e interessantissimi. Nel caso in cui qualcuno sia curioso di dare un'occhiata al sito dell'associazione:
Dieci anni, quinta elementare, tanto intelligente da aver creato compensi da paura. La bimba mi guarda sorridente e l'esorto a scrivere una lista nera, una lista dove ci sono tutte le cose di scuola che odia fare ma deve. Uno, scrive, problemi difficili di matematica e divisioni a due cifre; Due: imparare la storia e la geografia; Tre: sono la peggiore lettrice in inglese; Quattro: odio l'analisi grammaticale e i dettati. Mi consegna il foglio. Nient'altro, chiedo sorridente. No, mi risponde decisa.
Al resto ci ho pensato io.
Nota: il dislessico ha difficoltà nel riordianare mentalmente molti eventi, specie se complessi, e l'ingresso in lettura della comprensione di un testo è difficile. Hanno maggiori difficoltà in inglese e nei compiti come l'analisi grammaticale. la lista nera della mia paziente è ampiamente condivisibile dalla maggior parte dei bambini che soffrono di dsa.
Il piccolo romano de' roma con i fazzolettini giallo rossi ha più di qualche problema con le doppie. Lo ascolto: il romanesco ha ben poche doppie. Gli faccio sentire il rafforzamento che in molte parole, con cadenza laziale, sparisce. Oggi va meglio, le doppie sono ricomparse e facciamo un giochino. Dimmi una parola con le doppie, chiedo sorridendo. Lui sorride aperto e non ha dubbi.
Totti.
Lo so che mi manca qualcosa, fa la mia pazientina quasi decenne dagli occhi neri e profondi. Cosa, chiedo sorridendo. E' come un talento, risponde: c'è chi sa suonare, ballare, un talento... a me manca il talento. La guardo interrogativa. E' un talento necessario, fa lei, che gli altri hanno. E' fluida e sicura.
Il talento per la scuola.
Questa estate andai a parlare con la guru della disprassia, la dottoressa Sabbadini. Mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più sulla sua materia ma, mentre leggeva il curricola, mi chiese se sapevo curare le voci.
La cura della voce è la mia passione. Ho aggiornamenti e corsi come se non avessi fatto altro nella vita, ma nella mia isola c'era zero utenza e lavoravo meglio con la dsa.
Certo che sono in grado, le dissi: uso il metodo Behlau e, al massimo, in dieci terapie, risolvo il problema se non è gravissimo. La dottoressa mi demandò il paziente che, in meno di dieci sedute, si scoprì una voce profonda e bellissima.
La cura della voce mi dà molta soddisfazione: il paziente entra in terapia con una voce bassa, rauca, poco amplificata e con una sensazione di chiusura in gola e, già dopo la prima seduta, inizia a sentire la voce diversa e ha giovamento. E' il metodo Behlau che si usa in tutto il mondo.
La dottoressa Sabbadini è rimasta molto impressionata dal mio lavoro ma non ha molte voci da demandarmi. Comunque sia, la curiosità sulla disprassia è rimasta e, a tutti i curiosi come me, consiglio di fare un giro su questo sito.
Poco tempo fa ricevo una telefonata. Numero privato. Ma chi sei, domando. Era il mio ex paziente romano. Non mi riconosce, fa meravigliato.
Me l'ha messa lei 'sta voce!
Bambinetto in terapia. Bambinetto piccolo con l'articolazione a libera interpretazione e una madre profondamente credente. Bussano alla porta. Chi è alla porta, chiedo. Lui non risponde e io domando di nuovo: "Allora chi è alla porta?". Lui si sta fermo e si fa serio. Mi guarda negli occhi.
"Sta bussando il Signore."
Questa cosa qui è sbagliata, fa la mia paziente dalla comprensione del testo a libera interpretazione del lettore. Perchè, domando curiosa. Allora: non è una pianta, se lo fosse dovrebbe essere maturo e come si fa a sapere se è maturo o no? Il tuo libro ha sbagliato di nuovo:
"[...] l'uomo era colto [...]"
nota: ogni tanto ricordo..