lunedì, 07 settembre 2009, ore 16:53

Come hai passato le vacanze, domando alla mia pazientina decenne. Ah, mi fa, sono andata al mare e mi sono rotta la spalla, poi, in montagna mi ha morso una specie di insetto e, quando ho tolto il tutore per la spalla, mi sono presa l'influenza. Sono contenta di ritornare a scuola, conclude. Sei la prima bambina che me lo dice, replico divertita. Lei non ha dubbi:

Quando vado a scuola sto bene.  


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mercoledì, 11 marzo 2009, ore 17:21

Una volta scrissi, in questo blog, un piccolo elogio alle maestre italiane che fanno il loro dovere spesso con pochi strumenti a disposizione. Purtroppo, salvo la buona pace di alcune, mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione.

Vado a un colloquio con delle insegnanti. Quinta elementare, arrivo lì con consigli ma le lascio prima parlare. Oibò, mi dicono che la mia paziente è bravissima, mi presentano una scheda con tutti voti alti e solo in comprensione pecca un pò. Ci credo poco, ho fior di test che mi dicono il contrario, e esprimo le mie remore. La maestra, pronta, va in classe e prende il quaderno. Guardi, fa, è uno dei migliori testi della classe. Io e la madre della bimba leggiamo e siamo sgomente: quello, ai nostri tempi, sarebbe stato un buon testo in terza elementare. C'era anche un errore -il testo era corretto- e abbiamo pensato ad una distrazione. Glielo abbiamo segnalato.

La bambina aveva scritto: "Il bambino esce da piscina." Per me e la madre era sbagliato e andava corretto con "dalla piscina". L'insegnante ha detto che la nostra è una lingua antica e adesso, nello scrivere, bisogna cambiare le regole.

"da piscina" è italiano moderno.


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lunedì, 09 febbraio 2009, ore 15:22

Mamma in pena per la sua bimba ottenne. Le gentili maestre, che non abbiamo avuto l'onore di conoscere, le hanno scritto una lettera, che vado tra poco a raccontare, e la signora è corsa ai ripari. La sua bimba è in seconda elementare e fino a dicembre era tutto ok: nessuna lamentela, nessuna segnalazione.

Fine primo quadrimestre, la signora si vede recapitare a casa, per mano della bimba, una letterina dove ci sono scritte una serie di amenità e cito quelle che ci hanno fatto rizzare i capelli. Secondo loro, la bimba non ha logica, non capisce le consegne, non impara le filastrocche e le poesie, non vede il quadretto, non interagisce in modo consono con la classe in assenza di problemi di comportamento. Era una lettera molto articolata e io e la collega ci siamo chieste se esiste ancora quel che viene chiamata "didattica" nella scuola italiana.

La lettera ha creato una madre a spalle chine che ci ha chiesto flebile:

E' colpa mia se mia figlia è così?


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venerdì, 06 febbraio 2009, ore 00:01

Gentili maestre a colloquio. Notano che il mio paziente scrive in corsivo. Mi chiedono meravigliate il perchè. Vado fluida: non ha problemi prassici - è il campione del pianotage e dei movimenti crociati- ha solo un problema di manipolazione sillabica e di decifrazione. Loro non sono convinte: hanno seguito un corso fatto dall'associazione dislessia. Adesso a essere poco convinta sono io: l'associazione è competentissima e, sulla zona di Roma, c'è gente preparata e che lavora tanto e bene. Ripeto le mie ragioni e concludo che ogni bambino è un caso a sè: non tutti i "dislessici" sono uguali. Le formatrici questo non ce l'hanno detto, replicano sicure. Sono state chiare: bisogna usare lo stampato grande per farli scrivere.

Il corsivo è bandito.  


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giovedì, 05 febbraio 2009, ore 09:56

La scuola italiana è in grave difficoltà. I tagli e le riforme l'hanno distrutta e chi fa le spese sono i bambini. Gli alunni normodotati sopravvivono con fatica; i miei, con qualche problema, se la vedono nera. 

Bambino in seconda elementare, carino, che fa del suo meglio con i suoi bravi tempi. Vado a parlare con le gentili maestre. Dico che il soggetto in questione è perfezionista; che vorrebbe fare le cose meglio di quello che può; la lentezza è dovuta sia al problema di fondo che all'ansia di perfezionismo. Le gentili maestre mi guardano poco convinte e chiedono se sono convinta di quello che dico.

Io e la madre del bimbo ci guardiamo interrogative. Un bambino intelligente che si è beccato l'esperienza del dolore dai cinque anni di vita con pochi strumenti critici per metabolizzare bene (non li hanno gli adulti figurarsi un bimbo piccolo), è normale che alla scoperta di saper fare delle cose vuole, come minimo, una piccola ola per l'autostima. Lui ha bisogno di sentirsi in grado: per troppo tempo ha sentito di non esserlo manco per vivere.

Sì, dico, sono convinta. Abbiamo esperienza in bambini, fanno loro. Io e la signora sorridiamo di carta. Le gentili maestre continuano. Noi la pensiamo diversamente: lui non vuole finire il compito.

E' solo furbizia.


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martedì, 02 dicembre 2008, ore 19:48

Cari tutti, sono un pò scarica dal momento che sto facendo un pò di cose e tutte insieme. Con la scuola media di procida, gli undicenni dell'anno passato, stiamo scrivendo un romanzone collettivo a ben 90 mani. Gli scrittori effettivi saranno 60, il resto si occuperanno della grafica, delle didascalie e 10 sono gli story editor. Insomma, un maxi progetto ambiziosissimo dove le insegnanti di italiano saranno le editor. Abbiamo raccolto le idee, pianificato, e a gennaio scriveremo. Il tema è ambientale e, quando finirà, chi è curioso lo potrà leggere.

Il lavoro a Roma va un pò a rilento: a novembre sono andata sull'isola molte volte e non ho avuto il tempo manco di respirare. In questo momento ritorno da un convegno sulla disprassia e ho comprato un libro di teoria per capirci meglio qualcosa.

Ci sono molte cose in ballo e mi sento come quei giocolieri che devono tenere in equilibrio i piatti su diverse aste appoggiate al corpo.

Appena avrò la mente più libera continuerò a raccontarvi dei miei meravigliosi pazienti. Vi abbraccio tutti,

Roberta


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giovedì, 30 ottobre 2008, ore 10:58

Dieci anni, quinta elementare, tanto intelligente da aver creato compensi da paura. La bimba mi guarda sorridente e l'esorto a scrivere una lista nera, una lista dove ci sono tutte le cose di scuola che odia fare ma deve. Uno, scrive, problemi difficili di matematica e divisioni a due cifre; Due: imparare la storia e la geografia; Tre: sono la peggiore lettrice in inglese; Quattro: odio l'analisi grammaticale e i dettati. Mi consegna il foglio. Nient'altro, chiedo sorridente. No, mi risponde decisa.

Al resto ci ho pensato io.

Nota: il dislessico ha difficoltà nel riordianare mentalmente molti eventi, specie se complessi, e l'ingresso in lettura della comprensione di un testo è difficile. Hanno maggiori difficoltà in inglese e nei compiti come l'analisi grammaticale. la lista nera della mia paziente è ampiamente condivisibile dalla maggior parte dei bambini che soffrono di dsa.


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giovedì, 25 settembre 2008, ore 11:01

Io e Ale a Trastevere. Passeggiamo la sera e lei mi racconta della sua giornata. Oggi è venuto un padre, fa, che ha due figli bisognosi di terapia e la spesa è enorme. Ho cercato di fare un'attenzione, continua, ma tra fisco e spese più di tanto non posso fare. Il padre ha guardato la mia collega scoraggiato e ha domandato se potesse fare la pratica per la centoquattro. I suoi bimbi non sono tanto gravi, ha risposto lei, ma hanno bisogno di una mano. Il genitore le ha spiegato una serie di cose, di spese, di quanto sia difficile arrivare a fine mese. Con dolore, ha concluso che sarebbe stato meglio se fossero stati gravi: almeno lo Stato l'avrebbe aiutato.

Con la centoquattro.

nota: In troppi non sanno che con la sanità allo sfascio e le liste d'attesa chilometriche, anche la centoquattro può risultare inutile per alcuni aspetti. Quando decideranno, al governo, di dedicarsi al sociale in maniera seria, invece che a altro? D'accordo, l'Alitalia si deve salvare e la scuola italiana, la sanità? Se qualche ministro si facesse una girata in questi ambienti e si sporcasse un poco le mani con le condizioni in cui versano, si renderebbero conto che stanno anche peggio dell'Alitalia.


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giovedì, 18 settembre 2008, ore 16:00

Ascolto le parole di una mamma con figlio dislessico ormai diciannovenne. La signora è incazzata con la scuola perchè al figlio lo hanno sempre umiliato e il metodo che usano, quello nuovo, non fa bene a nessuno. Ascolto in silenzio il discorso e la signora prosegue che prima ci si impegnava sulla scrittura, sulla lettura e adesso "sono tutte schede". Altre signore annuiscono: i nuovi metodi scolastici non piacciono. Bisogna ritornare al vecchio metodo e iniziare a scrivere con asticelle e pallini e farlo sapere al ministro.

Facciamo una raccolta firme.

Lancio una domanda: secondo voi, quanto hanno influito le varie riforme della scuola e dei programmi didattici rispetto a un numero sempre crescente di bambini con disturbo di lettura e scrittura? E' aumentata l'informazione o peggiorati i programmi come afferma la signora romana?


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sabato, 13 settembre 2008, ore 23:47

Vado al tradizionale Premio dell'Elsa Morante che si organizza nella mia piccola isola dove, in quell'occasione, arriva un grande politico o un grande personaggio per dargli l'ambito premio perchè ha scritto un libro.

Quest'anno è arrivato il ministro Tremonti che ha vinto il premio con l'ultima fatica letteraria. E ha parlato, dal palco, con il pubblico presente in sala. Ebbene, dopo aver chiarito che lui è un laureato in giurisprudenza e dell'economia ne sa quanto ne potrei sapere io sulla gestione di un condominio, ha iniziato a raccontare una serie di amenità di cui, chi l'ha avuto il piacere di leggere di lui o ascoltarlo, ne conoscerà di certo i contenuti. La cosa che m'ha più colpito, fra le tante, è la sua incredulità riguardo l'apprendimento dell'inglese da parte dei bambini italiani. Completamente dimentico della reale difficoltà in cui versa la scuola italiana- tra tagli e riforme senza testa nè coda e un popolo di bambini con disturbi dell'apprendimento che aumenta in modo esponenziale-ha raccontato del modo in cui, in Europa, gli infanti imparassero l'inglese dai cartoni animati. Il geniale ministro ha concluso che si dovrebbe fare pure in Italia, così le giovani generazioni saranno forti in inglese.

Basta con i cartoni animati in Italiano!


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