mercoledì, 11 marzo 2009, ore 17:21

Una volta scrissi, in questo blog, un piccolo elogio alle maestre italiane che fanno il loro dovere spesso con pochi strumenti a disposizione. Purtroppo, salvo la buona pace di alcune, mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione.

Vado a un colloquio con delle insegnanti. Quinta elementare, arrivo lì con consigli ma le lascio prima parlare. Oibò, mi dicono che la mia paziente è bravissima, mi presentano una scheda con tutti voti alti e solo in comprensione pecca un pò. Ci credo poco, ho fior di test che mi dicono il contrario, e esprimo le mie remore. La maestra, pronta, va in classe e prende il quaderno. Guardi, fa, è uno dei migliori testi della classe. Io e la madre della bimba leggiamo e siamo sgomente: quello, ai nostri tempi, sarebbe stato un buon testo in terza elementare. C'era anche un errore -il testo era corretto- e abbiamo pensato ad una distrazione. Glielo abbiamo segnalato.

La bambina aveva scritto: "Il bambino esce da piscina." Per me e la madre era sbagliato e andava corretto con "dalla piscina". L'insegnante ha detto che la nostra è una lingua antica e adesso, nello scrivere, bisogna cambiare le regole.

"da piscina" è italiano moderno.


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sabato, 07 marzo 2009, ore 16:36

Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll'apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell'emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.

Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d'azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?

I due lavori sono complementari.

lo capiranno gli psicologi romani?

 


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martedì, 17 febbraio 2009, ore 19:40

Disegni benissimo, dice la mia pazientina. Sorrido e continuo nel mio disegno mentre lei è impegnata a fare un piccolo esercizio autonomamente. Facciamo una cosa, dice, secondo me tu devi cambiare lavoro e fare la disegnatrice però prima finisci con me. E gli altri, domando.

Chisseneimporta!

 


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giovedì, 12 febbraio 2009, ore 20:02

La mia collega psico di Roma è una donnina piccina e con una vocina calma e pacata. Sta facendo terapia con una bimbina settenne arrivata con l'autostima a zero come molte settenni di questi tempi. Nel tempo del gioco, la mia collega cerca di farla vincere e la bimbina non se ne accorge. Dopo un pò di mesi, la bimbina, all'ennesima vincita, chiede alla mia collega come sia possibile che perda sempre. Non capisco, dice la bimbina, io sono qui da meno tempo e vinco quasi sempre. Vuol dire che sei brava, interloquisce la mia collega, cosa che ho sempre creduto. Va bene, fa la bimba, io sono brava ma tu, insomma, adesso sono io a doverti dare una mano. In che senso, fa curiosa la mia collega. Devo insegnarti una cosa importante:

devi imparare a vincere.


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giovedì, 12 febbraio 2009, ore 19:38

Io e il mio paziente in relax dei dieci minuti finali. Bello il tuo quadernone di Spider Man. Ti piace, dice lui meravigliato. E' un quadernone da maschio: alle femmine piacciono le cose sceme come i peluche, i cagnolini, quelle winx inutili. A me continua a piacermi, faccio, e non sono certo un maschio. Sarà, fa lui, forse le femmine grandi sono diverse:

diventano intelligenti.


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lunedì, 09 febbraio 2009, ore 15:22

Mamma in pena per la sua bimba ottenne. Le gentili maestre, che non abbiamo avuto l'onore di conoscere, le hanno scritto una lettera, che vado tra poco a raccontare, e la signora è corsa ai ripari. La sua bimba è in seconda elementare e fino a dicembre era tutto ok: nessuna lamentela, nessuna segnalazione.

Fine primo quadrimestre, la signora si vede recapitare a casa, per mano della bimba, una letterina dove ci sono scritte una serie di amenità e cito quelle che ci hanno fatto rizzare i capelli. Secondo loro, la bimba non ha logica, non capisce le consegne, non impara le filastrocche e le poesie, non vede il quadretto, non interagisce in modo consono con la classe in assenza di problemi di comportamento. Era una lettera molto articolata e io e la collega ci siamo chieste se esiste ancora quel che viene chiamata "didattica" nella scuola italiana.

La lettera ha creato una madre a spalle chine che ci ha chiesto flebile:

E' colpa mia se mia figlia è così?


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venerdì, 06 febbraio 2009, ore 00:01

Gentili maestre a colloquio. Notano che il mio paziente scrive in corsivo. Mi chiedono meravigliate il perchè. Vado fluida: non ha problemi prassici - è il campione del pianotage e dei movimenti crociati- ha solo un problema di manipolazione sillabica e di decifrazione. Loro non sono convinte: hanno seguito un corso fatto dall'associazione dislessia. Adesso a essere poco convinta sono io: l'associazione è competentissima e, sulla zona di Roma, c'è gente preparata e che lavora tanto e bene. Ripeto le mie ragioni e concludo che ogni bambino è un caso a sè: non tutti i "dislessici" sono uguali. Le formatrici questo non ce l'hanno detto, replicano sicure. Sono state chiare: bisogna usare lo stampato grande per farli scrivere.

Il corsivo è bandito.  


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giovedì, 05 febbraio 2009, ore 09:56

La scuola italiana è in grave difficoltà. I tagli e le riforme l'hanno distrutta e chi fa le spese sono i bambini. Gli alunni normodotati sopravvivono con fatica; i miei, con qualche problema, se la vedono nera. 

Bambino in seconda elementare, carino, che fa del suo meglio con i suoi bravi tempi. Vado a parlare con le gentili maestre. Dico che il soggetto in questione è perfezionista; che vorrebbe fare le cose meglio di quello che può; la lentezza è dovuta sia al problema di fondo che all'ansia di perfezionismo. Le gentili maestre mi guardano poco convinte e chiedono se sono convinta di quello che dico.

Io e la madre del bimbo ci guardiamo interrogative. Un bambino intelligente che si è beccato l'esperienza del dolore dai cinque anni di vita con pochi strumenti critici per metabolizzare bene (non li hanno gli adulti figurarsi un bimbo piccolo), è normale che alla scoperta di saper fare delle cose vuole, come minimo, una piccola ola per l'autostima. Lui ha bisogno di sentirsi in grado: per troppo tempo ha sentito di non esserlo manco per vivere.

Sì, dico, sono convinta. Abbiamo esperienza in bambini, fanno loro. Io e la signora sorridiamo di carta. Le gentili maestre continuano. Noi la pensiamo diversamente: lui non vuole finire il compito.

E' solo furbizia.


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martedì, 02 dicembre 2008, ore 19:48

Cari tutti, sono un pò scarica dal momento che sto facendo un pò di cose e tutte insieme. Con la scuola media di procida, gli undicenni dell'anno passato, stiamo scrivendo un romanzone collettivo a ben 90 mani. Gli scrittori effettivi saranno 60, il resto si occuperanno della grafica, delle didascalie e 10 sono gli story editor. Insomma, un maxi progetto ambiziosissimo dove le insegnanti di italiano saranno le editor. Abbiamo raccolto le idee, pianificato, e a gennaio scriveremo. Il tema è ambientale e, quando finirà, chi è curioso lo potrà leggere.

Il lavoro a Roma va un pò a rilento: a novembre sono andata sull'isola molte volte e non ho avuto il tempo manco di respirare. In questo momento ritorno da un convegno sulla disprassia e ho comprato un libro di teoria per capirci meglio qualcosa.

Ci sono molte cose in ballo e mi sento come quei giocolieri che devono tenere in equilibrio i piatti su diverse aste appoggiate al corpo.

Appena avrò la mente più libera continuerò a raccontarvi dei miei meravigliosi pazienti. Vi abbraccio tutti,

Roberta


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lunedì, 13 ottobre 2008, ore 14:20

Bambinetto in terapia. Bambinetto piccolo con l'articolazione a libera interpretazione e una madre profondamente credente. Bussano alla porta. Chi è alla porta, chiedo. Lui non risponde e io domando di nuovo: "Allora chi è alla porta?". Lui si sta fermo e si fa serio. Mi guarda negli occhi.

"Sta bussando il Signore."


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