Ieri il mio pazientino ha compito gli anni. Gli hanno regalato un portafoglio dell'uomo ragno e, fiero, me lo mostra in ogni particolare. Adesso ho bisogno di una foto, fa indicandomi la tasca trasparente. Devo mettere una foto dove ci siamo io, mamma, papà e tu. Io che c'entro, domando curiosa.
Mi guardi e io divento bravo.
nota: bentornati!
Tra poco andrò in vacanza e posso fare un giusto resoconto di questo faticoso anno romano. L'attività è partita abbastanza bene, alti e bassi come in tutte le cose ma, la cosa per me importante, è che sono riuscita a far funzionare la mia formazione in voce.
Dall'anno prossimo mi occuperò di bambini con dsa, come faccio ormai da anni e mi dispiacerebbe lasciare dal momento che mi diverto un sacco con loro, e terapia vocale. Lavorerò anche per una scuola di teatro romana, la Cassiopea, dove mi occuperò di prevenzione e igiene della voce performativa. Per quest'ultima notizia sono proprio felice: era uno dei miei sogni curare le voci artistiche e far parte di una scuola di teatro.
Per salutare tutti voi, fedeli lettori del blog un pò abbandonato e malmesso in questo pesante anno romano, vi racconto del mio paziente seienne che le insegnanti hanno premiato per la buona volontà con una pagella piena di otto per portarlo in seconda elementare. Lui mi arriva tutto pieno di sè e sbandiera la pagella. E allora, domando, cosa hai intenzione di fare. Adesso posso vivere di rendita, fa sicuro. Scuoto la testa e gli lascio tenere la sua contentezza estrema -a gennaio rischiava la bocciatura- ma lui non è pago. Roberta, fa. Mh, rispondo. Adesso c'è solo una cosa che devi fare:
Mi devi licenziare!
M'arriva un settenne accompagnato dalla mamma. I due, demandati dalle maestre mi chiedono una valutazione e un prospetto di intervento terapeutico. Faccio il mio e, all'ultimo appuntamento arriva il padre -ohoh- ad ascoltare la restituzione della valutazione.
L'uomo mi ascolta con attenzione, annuisce, guarda la moglie, sorride al bambino e mi chiede se c'è una possibilità che il figlio sia più sicuro in lettura, in scrittura, a scuola. Gli spiego che è possibile, i pro, i contro, le variabili. Il padre mi dice che è bello sapere che adesso ci sono tutti questi studi. Sei proprio come me, fa al figlio.
Mi dice che da piccolo ha sofferto della stessa cosa, la madre lo portò da un terapista ma non risolse granchè: ancora adesso ha difficoltà a leggere. Mi tolga una curiosità, conclude.
Se farò gli esercizi con mio figlio potrò migliorare anch'io?
Nota: In tre mesi di terapia, la collaborazione padre- figlio mi ha potenziato i risultati e sono davvero senza parole. Io e le insegnanti parliamo di miracolo. Meditate mamme!
Nota 2: sì, sono assente, ma è un bel casino stare a Roma. abbraccio tutti gli affezionati :-)
Una volta scrissi, in questo blog, un piccolo elogio alle maestre italiane che fanno il loro dovere spesso con pochi strumenti a disposizione. Purtroppo, salvo la buona pace di alcune, mi offrono sempre interessanti spunti di riflessione.
Vado a un colloquio con delle insegnanti. Quinta elementare, arrivo lì con consigli ma le lascio prima parlare. Oibò, mi dicono che la mia paziente è bravissima, mi presentano una scheda con tutti voti alti e solo in comprensione pecca un pò. Ci credo poco, ho fior di test che mi dicono il contrario, e esprimo le mie remore. La maestra, pronta, va in classe e prende il quaderno. Guardi, fa, è uno dei migliori testi della classe. Io e la madre della bimba leggiamo e siamo sgomente: quello, ai nostri tempi, sarebbe stato un buon testo in terza elementare. C'era anche un errore -il testo era corretto- e abbiamo pensato ad una distrazione. Glielo abbiamo segnalato.
La bambina aveva scritto: "Il bambino esce da piscina." Per me e la madre era sbagliato e andava corretto con "dalla piscina". L'insegnante ha detto che la nostra è una lingua antica e adesso, nello scrivere, bisogna cambiare le regole.
"da piscina" è italiano moderno.
Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll'apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell'emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.
Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d'azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?
I due lavori sono complementari.
lo capiranno gli psicologi romani?
Il disturbo fonetico fonologico si traduce in un bambino che parla con un mucchio di suoni a libera interpretazione dell'ascoltante. Sono di quelli che saltano le lettere, che le dicono in maniera sbagliata, che confondono la B con la D e altre cosine amene. Insomma, a ottobre arrivò questo bambinetto di prima elementare con il linguaggio a libera interpretazione dell'ascoltante. Le maestre e la madre erano preoccupate che potesse scrivere male le parole quando è nota la distinzione fra i due sistemi. Io e il pargolo abbiamo lavorato alacremente e senza risparmiarci, lui ha avuto un recupero da ola allo stadio e oggi era l'ultimo giorno. Cosa farai di questo tempo, gli chiedo: calcetto, nuoto, cosa?. Niente sport, fa lui.
Farò inglese.
Disegni benissimo, dice la mia pazientina. Sorrido e continuo nel mio disegno mentre lei è impegnata a fare un piccolo esercizio autonomamente. Facciamo una cosa, dice, secondo me tu devi cambiare lavoro e fare la disegnatrice però prima finisci con me. E gli altri, domando.
Chisseneimporta!
La mia collega psico di Roma è una donnina piccina e con una vocina calma e pacata. Sta facendo terapia con una bimbina settenne arrivata con l'autostima a zero come molte settenni di questi tempi. Nel tempo del gioco, la mia collega cerca di farla vincere e la bimbina non se ne accorge. Dopo un pò di mesi, la bimbina, all'ennesima vincita, chiede alla mia collega come sia possibile che perda sempre. Non capisco, dice la bimbina, io sono qui da meno tempo e vinco quasi sempre. Vuol dire che sei brava, interloquisce la mia collega, cosa che ho sempre creduto. Va bene, fa la bimba, io sono brava ma tu, insomma, adesso sono io a doverti dare una mano. In che senso, fa curiosa la mia collega. Devo insegnarti una cosa importante:
devi imparare a vincere.
Io e il mio paziente in relax dei dieci minuti finali. Bello il tuo quadernone di Spider Man. Ti piace, dice lui meravigliato. E' un quadernone da maschio: alle femmine piacciono le cose sceme come i peluche, i cagnolini, quelle winx inutili. A me continua a piacermi, faccio, e non sono certo un maschio. Sarà, fa lui, forse le femmine grandi sono diverse:
diventano intelligenti.
Mamma in pena per la sua bimba ottenne. Le gentili maestre, che non abbiamo avuto l'onore di conoscere, le hanno scritto una lettera, che vado tra poco a raccontare, e la signora è corsa ai ripari. La sua bimba è in seconda elementare e fino a dicembre era tutto ok: nessuna lamentela, nessuna segnalazione.
Fine primo quadrimestre, la signora si vede recapitare a casa, per mano della bimba, una letterina dove ci sono scritte una serie di amenità e cito quelle che ci hanno fatto rizzare i capelli. Secondo loro, la bimba non ha logica, non capisce le consegne, non impara le filastrocche e le poesie, non vede il quadretto, non interagisce in modo consono con la classe in assenza di problemi di comportamento. Era una lettera molto articolata e io e la collega ci siamo chieste se esiste ancora quel che viene chiamata "didattica" nella scuola italiana.
La lettera ha creato una madre a spalle chine che ci ha chiesto flebile:
E' colpa mia se mia figlia è così?